Skip to content
Giochi di squadra: da Barrichello a Massa, vecchie storie impunite

Siccome in Germania si parlava di ordini di scuderia, a Ettore Giovannelli è sembrato giusto andare a portare un microfono dalle parti di Michael Schumacher.

Ex ferrarista, ex punta unica di Maranello: “So che significa e mi dispiace per Felipe che è mio amico, ma dobbiamo pensare che alla fine il campionato del mondo lo può vincere un pilota soltanto”.

È la ragione di squadra che schiaccia lo sport. Oggi tocca a Massa, una volta toccava a Barrichello: nel 2002 Jean Todt lo frena al Gran Premio d’Austria per consegnare a Schumi la quinta vittoria dell’anno, per aggiungere quattro punti a un vantaggio già consistente su Montoya.

Il fatto in sé resta impunito, perché nel regolamento sportivo mancano gli articoli 39.1 e 151: arrivano dopo, nel 2003, contro i giochi di squadra e contro tutto ciò che fa male all’immagine della Formula 1.

Però una sanzione la Scuderia se la prende comunque: un milione di dollari di multa, il 50% in acconto, il resto da versare nell’eventualità di un remake, perché a indispettire la Federazione è il doppio scambio di posizioni sul podio, il tentativo disperato di placare fischi e polemiche.

Massa all’epoca è uomo Sauber e i sacrifici li fa per Heidfeld. Il precedente è curioso perché il teatro è proprio Hockenheim: a metà gara si fa da parte perché secondo il team è più lento del compagno di squadra. I tabulati invece dicono che i tempi si equivalgono. E quella, per Felipe, è la prima lezione di gerarchia.

Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
  • email
  • Facebook
  • TwitThis
  • OKnotizie
  • Google Bookmarks
  • Live-MSN
  • MySpace
  • Upnews
  • Wikio IT