
Stefano Domenicali scende dal muretto, corre dentro il box e schiva i microfoni. La reazione della Ferrari però è già su Twitter: “Alonso ha il giro record, ma non è una consolazione”.
È il primo rimbrotto polemico che la Scuderia fatica a trattenere. Da Valencia invece Fernando qualcosa l’ha imparata: che gli abbagli di chi giudica non è nemmeno il caso di commentarli.
E allora la sua è un’analisi pacata: “Il giro più veloce è la prova che il potenziale c’è. Abbiamo mancato i punti sia qui che a Valencia solo per circostanze e sfortuna”. Che per la seconda corsa consecutiva si ricollegano in qualche modo al dilettantismo della direzione gara, un triste retaggio del protagonismo dei commissari della gestione Mosley che la FIA di Todt non ha ancora smaltito.
L’episodio al giro 19: Alonso e Kubica arrivano appaiati alla Vale, Robert chiude verso destra, Fernando salta la controcurva successiva, evita l’incidente e guadagna una posizione.
Secondo i commissari la manovra è scorretta. Anche secondo Nigel Mansell che a Silverstone è marshal adviser e che dovrebbe avere un occhio più critico e più allenato.
Dirà Alonso: “Se al posto dell’erba ci fosse stato un muro, io ci sarei andato a sbattere e forse loro avrebbero penalizzato Kubica”. Ma il messaggio che arriva al Cavallino – col solito ritardo – è un’intimazione a restituire la posizione.
Il problema è che in quel momento Kubica rallenta e si ritira. E allora l’avvertimento si trasforma direttamente in drive-through, quando in pista c’è la safety car che neutralizza i distacchi.
È così che Alonso lascia per strada ogni speranza di podio. Dall’ufficio stampa Luca Colajanni rimarca: “Hanno voluto applicare ugualmente una sanzione afflittiva per una supposta violazione. A Valencia non era successo. Ne prendiamo atto (…), ma se è così lo deve essere sempre, non una gara sì e un’altra no”.








