
La cosa più intelligente sulla questione della terza macchina l’ha detta Robert Kubica: “Io ho difficoltà a capire come potrebbe essere gestita in termini di punteggio per il campionato costruttori, quindi o ce l’hanno tutti i team oppure nessuno”.
Perché è di questo che si discute: assegnare la terza macchina solamente a qualcuno. In circostanze specifiche.
Martin Whitmarsh ribadisce che l’idea è nata per far fronte, eventualmente, “a un numero ridotto di squadre”. Però precisa: “La FOTA sta lavorando duramente per consentire a tutti i team di svilupparsi. Se si introduce una terza macchina, probabilmente si fanno contente McLaren, Red Bull, Ferrari, Mercedes. Ma si svantaggiano ulteriormente i piccoli team”.
La proposta della Ferrari, già discussa a settembre dell’anno scorso e poi scartata immediatamente per l’intransigenza di Williams e Mercedes, è di escludere la terza macchina dalle classifiche.
Una strategia prettamente commerciale, una possibilità di cui parla anche Whitmarsh: “Penso che si potrebbe creare interesse nel pubblico se si riuscissero a far partecipare piloti competenti che non siano esperti di Formula 1. Penso a Sebastien Loeb (che già stava per correre ad Abu Dhabi sulla Toro Rosso, ndr), Valentino Rossi, Jimmie Johnson”.
Chi spinge più di tutti per avere tre macchine è sempre Luca di Montezemolo. Ma rispetto agli anni scorsi, adesso conduce una battaglia subdola alla ricerca del consenso, fra attacchi e sberleffi nei confronti delle squadre minori, che “non devono correre in Formula 1 e devono fare le corse la domenica mattina”.
Il senso è: tagliare chi è troppo lento, aggiungere una macchina a chi è più forte. Sul web si sprecano i sondaggi: al pubblico sta benissimo la regola attuale.








