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Affonda USF1, i team scendono a 12: la Ferrari blocca Stefan GP

Restano frammenti sparsi, poca sostanza, niente di serio: è la fine di un progetto sballato, fumoso, di promesse, bugie, illusioni. Di USF1 non c’è traccia: il sito web è fermo al 25 gennaio, al giorno dell’ingaggio di Jose Maria Lopez; Ken Anderson e Peter Windsor non aggiornano più nemmeno il blog personale; al numero di telefono della base di Charlotte risponde un nastro registrato.

C’è da capire che fine farà MotorLand, il parco tecnologico che USF1 stava costruendo in Spagna ad Alcaniz e che doveva diventare la sede europea del team.

Ma c’è da sbrogliare anche il nodo dei dipendenti, che hanno mesi di stipendi arretrati. Anderson ammette: “Abbiamo chiesto allo staff di interrompere il lavoro sulla monoposto fino a quando non ci sarà una decisione”.

L’obiettivo di Anderson e soci è di rinviare il debutto all’anno prossimo. Intanto in griglia resta un posto vacante che la FIA avrebbe potuto cedere al team Stefan. Invece alle 22 di mercoledì sera è arrivata la doccia fredda per i serbi, sotto forma di comunicato stampa da Parigi: “Non è possibile accettare una riserva a così breve tempo dall’inizio del Mondiale“.

Non è possibile perché c’erano da interpellare tutti i team già iscritti, nel rispetto del nuovo Patto della Concordia di cui tra l’altro anche USF1 era già firmataria.

Ma è probabile che per vie non ufficiali la Ferrari abbia fatto sapere alla Federazione quello che già si sussurrava nel paddock ai test di Barcellona. E cioè che mai Maranello avrebbe votato a favore dell’ammissione di un team in cui il Direttore Tecnico si chiama Mike Coughlan e ha sulla coscienza la macchia della spy-story.

Insomma, le squadre del 2010 adesso sono 12, una in meno rispetto a quante ne voleva Mosley. Ma va bene così, considerato che anche la Campos rischiava di finire come USF1 prima che arrivasse Carabante a salvarla: diventa Hispania Racing, correrà con Bruno Senna e Karun Chandhok. E debutterà senza aver percorso nemmeno un chilometro di test.

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